Cielo di empi tumulti 2/3

Cielorosso 2-3

Ormai tarda era l’ora per avvedersi di quanto stesse accadendo e ancor più scarsa figurava la sabbia della clessidra dell’intervento, gettando Re, ricchi nobili, grandi guerrieri e poveri mendicanti nel medesimo profondo abisso d’afflizione. Troppa era stata la boria delle giovani razze appena emerse alla luce, fuggite con forte speme all’oscurità dell’antro ove si erano generate. Eccessivo fu il gaudio di camminare alla luce della scintillante divina benevolenza, per raccapezzarsi di quale ombra avrebbe destinato ogni razza a una truce fine.

Da generazioni il male si stava sviluppando silente tra le carni vitali, prendendo forma dalle depravazione di chi più nell’animo ne era fornito. Non i Troll o i Draghi, in fondo solo bestie, né gli Orki, poco più di animali, ma l’umanità fece da protettivo ventre al germe putrido della fine. Costui, celato tra accidia, invidia ed efferatezza perpetrata per volere della menzognera brama di pochi a discapito dei molti, radicò profondamente nell’aberrante cuore dei più avidi, capaci di circuire e sobillare le masse.

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Cielo di empi tumulti 1/3

L’avvento dei neri nembi

cielo rosso

Il tuono, ritardataria voce del luminoso figlio della tempesta, rimbombò all’orizzonte, acclamando con enfasi la di lei venuta ai ciechi esseri viventi. Troppo miseri per poter cogliere i segni celati oltre le consuete manifestazioni di un divino disappunto. In principio gli occhi si volsero al fragoroso richiamo con superbia, archiviando il lontano tumulto, come egli fosse solo quanto doveva apparire. Ma il borbottio distante divenne veemente tuono e i pallidi bagliori fugaci si fecero striature minacciose dalla lunga corsa, al pari delle pennellate di un folle artista.

Vermigli serpenti di effimera consistenza e realistico potere discesero gracchianti sulle città e le campagne, azzannando ogni cosa con incendiari morsi senza distinzione alcuna. Una crudele cappa di nembostrati color della morte iniziò a palesare il proprio avvento, oscurando i giorni e donando alle notti il primordiale terrore del suo torvo manto. Dall’infernale malström di voluttuosi e vorticosi moti, squassato dalle rosse luci, ovunque discesero fiamme e lutti, adducendo cori disperati a chi dormì tranquilli sogni.

Il Signore del Nord

Re Holaf Erlingson, Signore del Nord

Varcò il portone di legno con passo solido e rapido Re Holaf, altissimo per l’epoca circa un metro e novanta con un fisico possente. Il viso del re era incorniciato dai lunghi capelli lisci castano chiaro appariva pallido e sbarbato da ormai qualche luna, i suoi occhi grigi colore del ghiaccio nordico erano arroccati sotto prominenti arcate sopraccigliari, le labbra incurvate verso il basso alle estremità lasciavano intuire l’umore insolitamente cupo e meditabondo dell’ospite.

Illustrazione inedita dell’artista Angelo Coletto

Holaf