Azzurri come il cielo terso del sud

Baluardi a tutela dei fedeli

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Il pellegrinaggio verso i luoghi santi del sud era un obbligo morale di ogni abitante del Regno degli Uomini Uniti. Almeno una volta nella propria vita ogni individuo, indipendentemente dal credo adottato, intraprendeva il lungo cammino per giungere presso il Sepolcro degli Dei: luogo mistico, intriso di profonda sacralità ed osservanza pervadente ogni cunicolo, antro o grotta della necropoli. Porgere omaggi e doni sulla tomba di chi perse la vita per il perdurare dei propri figli era considerato obbligatorio, anche se non per legge. Per far rispettare un simile onere i monaci dell’Abazia Fortezza di Terra si prodigavano tra le genti.

Il cammino si proponeva aspro ed irto d’insidie: ove vi erano viandanti si potevano trovare dinari e dunque ladri, pronti a tagliare gole per arraffare quanto luccicasse nelle tasche degli sventurati. Ad aggravare il tutto, all’epoca il Regno degli Uomini Uniti non era certo vasto come ai giorni odierni, e tutto il sud del continente era dominato da tribù barbare dalle rudi maniere. Erano uomini assai poco propensi a concedere il transito a stranieri, spesso ricchi e arroganti. Molti e con tale frequenza i pellegrini vennero trucidati e abbandonati a vermi e mammiferi lungo la via per i luoghi santi, da indurre l’Imperatore nel cercare un freno a tale spreco di vite. La risposta in principio fu data da una divisione di cavalieri volontari, affiancati alle carovane in marcia. L’avidità degli uomini, siano essi barbari o meno, appariva sempre assetata di nuovi ori e spinse le rozze tribù a formare gruppi numerosi, equipaggiati e coalizzati per attaccare senza remore i pellegrini, prediligendo le ore buie, ove il galeotto Morfeo assopiva le guardie irretendone i sensi.

Fu lampante agli occhi del Sovrano Supremo quanto tale accomodamento non sortì i voluti effetti, non dissipando la barbara pratica. Venne chiesto consiglio ai più importanti Vessilli del regno e puntuale, come sempre, il nobile dal ceruleo stendardo si propose per risolvere l’annosa situazione. Re Josef Hennen Signore di Hal Barat, in quel tempo città di confine, offrì i propri servigi e le sue armate per presidiare il cammino fino ai luoghi santi. Gli azzurri cavalieri del sud, insigniti del titolo di Protettori della Via, svolsero con impressionante dedizione il compito a loro affidato, adducendo morte e strazio ai nemici della fede. Simile gloria valse al Sovrano dal buon cuore la carica di Secondo Vessillo del Sud, donatagli quando un appena adolescente Principe Godwin Wellinton ottenne una clamorosa vittoria contro le tribù autoctone, relegandone i superstiti oltre il Mare Fondo.

Leggende dal veritiero sapore di sangue

Ove l’ardimentoso si fa agnello

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Il Regno degli Uomini Uniti presenta vaste aree geograficamente molto differenti, ove le strane morfologie del terreno hanno da sempre stimolato le fervide fantasie delle genti. Vi sono innumerevoli fiabe, poemi e poesie, decantanti le origini di lande dai caratteristici nomi come le Coste Putride, site tra la città di Catacomba e quella di Vecchio Tumulo. Luoghi questi, veicolanti scoramento perfino nel più ardito degli uomini, allontanando ogni creatura non ricolma di empie brame. Perfino l’apatico e avido meccanismo del commercio si spinse nel percorrere vie assai più lunghe pur di scongiurare le mille insidie di tali territori.

Altre zone vennero nominate con nomi solari e rassicuranti, essendo lochi di future promesse, tuttavia disattese; come tristemente testimoniato dalle maledette rovine di Brestvart. La gemma delle terre esterne, capitale della Costa di Nuova Speranza, cadde in disfacimento sotto l’avidità di potere di uno stregone ottenebrato dalla sapienza degli arcani. Nulla di naturale respira ora tra quelle auree pietre, ove il tempo sembra regredire e gli spazzi avvilupparsi ai visitatori in un caleidoscopico mutare di stupore e sgomento, prima delle urla terrorizzate e morte.

Il Tributo della Sabbia ben poca speranza lasciava a chi vi si avventasse, riducendo ad un miraggio il poter varcare illesi le basse colline rocciose e aspre, delimitanti il reame di Da Tejan. In quella limitata porzione di regno l’aridità estrema aveva formato mari di sabbia fine come bruma e rovente come gli attrezzi usati per cauterizzare una ferita. Pochi pozzi d’acqua ne rendevano mortale l’avventatezza di chi vi si spingesse impreparato, finendo per decorare con le proprie ossa la superficie della sabbia. Macabro ornamento di effimera natura, poiché il fine pulviscolo avrebbe offuscato ogni traccia, fagocitandone i resti nel suo caldo ventre.

Tra tutti i luoghi vantanti una dubbia fama, certo la migliore era stata assegnata alla Bocca del Morto, capace di infliggere perdite incommensurabili anche agli eserciti più equipaggiati ed addestrati. Ma su un simile loco ne leggerete la storia tra le righe di Trondheim Sagen “Tumulto della terra”.

Il fragore del tuono al galoppo dall’Est

Sfavillanti quanto letali

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“A fondo nelle viscere!” era il motto, risuonante violento e spaventevole, antecedente la carica della cavalleria pesante di Tulsky. Tremori squassavano l’umido suolo della valle Vittoria, ove i sassi parevano animarsi, saltellando come grilli ai margini delle vie, annunciando all’invasore dolenti note e gelida agonia nell’atto crepuscolare delle proprie vite. Solo scempio e dilaniati resti, tinti di purpureo fluido, restavano ad effimera dimostrazione di forza nel silenzio della morte, dopo il transito dei Lancieri di Tulsky.

Fin dalla fondazione della città dei due torrioni, come veniva chiamata Tulsky per i suoi due poderosi fortilizi, le armate preposte alla difesa perseguirono la specializzazione nell’impiego di cariche di cavalleria pesante, avendo in concessione un’ampia valle da tenere sotto stretto controllo. In estesi spazi piani, poco ricolmi di vegetazione, lunghe ed acuminate lance, rette da rudi cavalieri in rovinoso galoppo, erano visione assai poco gradita alle avverse forze, non ché sinonimo di disfatta.

Ben pochi eserciti si annoveravano nella storia degli uomini in grado di resistere all’urto di una tale onda di lucente acciaio, ancor meno se ne ricordavano di vittoriosi al cospetto delle poderose mura della città, posta a difesa del guado sul Sacro Fiume Vhola. Comandati dal Re Kiril Grosny, chiamato il Sadico, e guidati in battaglia da ufficiali senza scrupolo alcuno, le armate di Tulsky pur essendo dell’est non si attenevano ad alcun codice di condotta, se non quello di uccidere ogni avversario giungesse loro innanzi, equiparando tali guerrieri con le rudi schiere di uomini nordici.

Sovente i vinti subivano il giudizio del fuoco: accatastati tra i propri morti e feriti venivano dati alle fiamme, dipingendo nere colonne di fumo nei cupi celi di quel reame, come avrebbe osato fare solo un Dio Guerriero dalla sadica indole.

Ombre tra le Sacre Spoglie

Vie buie

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Non solo vie luminose e baciate dalla gioiosa luce solare tracciano le loro orme serpeggianti tra le lande del Regno degli Uomini Uniti. Sovente ove l’uomo saggio prostrato si fa timoroso per l’atavico rispetto del glorioso defunto, giacente nella propria sfarzosa arca di pietra, nascosti budelli discendono freddi e silenziosi nel loro modesto essere nudi di sola terra, dando origine alle temute vie buie.

Tali intestini sotterranei dal labirintico svolgimento solcano il flaccido ventre della madre terra fin dalle nebbie dei tempi, quando gli uomini, incapaci di opporsi al malevolo e belligerante Dio del Sangue, strisciarono nel sottosuolo come vermi. Da tristi lochi di sottomissione e mera manifestazione di impotenza, i cunicoli vennero da prima resi più ampi e abitabili per poi essere adibiti a vere e proprie città sotterranee. Sorsero grandi sale per le assemblee oltre a templi dedicati alle più disparate fedi, mentre le ossa dei defunti venivano incastonate nelle pareti per solidificarne la struttura.

Quando l’umanità tutta poté emergere dai profondi antri, le vie buie non vennero chiuse né dimenticate, ma elette a catacombe o necropoli e cedute ai morti, affinché le usassero come luogo di eterno riposo. Salme di grandi uomini vennero deposte tra l’umido della terra, in arche di dura pietra, per essere venerate e mantenute in gloria ad imperituro ricordo della loro grandezza.

Dal principio signori dei vivi ed in seguito padroni delle cupe oscurità della terra, i Re morti si appropriarono di quanto fu loro concesso, dividendo senza quasi mai venire a contatto con carne calda e pulsante fluido. Tuttavia non solo tacita convivenza risiedeva tra le pietre delle migliaia di catacombe del Regno. Alcune salme dall’indole perversa e corrotta, ottenebrate dalle persistenti brame perseguite in vita, seguitarono a riaffiorare, non accettando la loro natura e costringendo intere casate di coraggiosi Re umani ad immolare loro e la propria stirpe in una perpetua guerra per arginare gli spiriti non morti.