La sontuosità del lampo precorre il fragore del tuono

Maestri della Guerra

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Gli Dei Guerrieri tutti si accalcavano dall’alto del loro mondo, osservando tra le fiamme di Gefjun il braciere dell’onniscienza, l’avvento del nuovo Maestro della Guerra di Trondheim. Più potenti tra i forti e capaci di efferatezze proprie solo agli Dei Guerrieri, tali baluardi della distruzione venivano eletti per plauso tra le truppe dopo svariate battaglie e cataste di cadaveri ammucchiati, sanguinanti gli uni sugli altri, lungo il loro percorso per l’ascesa alla gloria della Guerra.

Non un solo uomo del nord osava sperare in tale onore, ma una simile brama albergava in ogni cuore corazzato ed armato d’acciaio. Le azioni della poderosa Fanteria Corrazzata di Trondheim si stipavano nel corso delle ere, narrate più o meno dettagliatamente tra le cronache delle arcaiche guerre, ove sovente lo smuovere di un sasso si commutava nello scrollare una montagna sollevando la polvere dell’incertezza. Nulla mai tra le ingiallite e logore pagine addusse dubbio alcuno sui Maestri della Guerra, pervadendo il lettore della loro atroce magnificenza sui campi di battaglia, poiché mai uomini o altri esseri riuscirono nell’intento di abbatterne le linee o frenarne l’impeto guerriero.

Eletti fin dalla notte dei tempi tra i migliori guerrieri dell’intero nord per assurgere a tale titolo in una cerchia di sacre steli runiche, ove gli antichi invocavano la benevolenza degli Dei per mezzo di sacrifici. Tali uomini si eleggevano loro stessi a offerta votiva consacrando le proprie carni alla Guerra. Il clamore generato da simili eventi prevaricava i confini dei mondi, giungendo fino a far partecipi gli Dei alla loro elezione. Più forte e glorioso il guerriero si sarebbe mostrato in futuro e con maggior vigore il divino volere avrebbe palesato la propria approvazione per mezzo di fulmini. Mai nella storia un solo Maestro della Guerra fu scelto senza poter godere dello spettacolo di un’aspra tempesta dai suntuosi lampi e roboanti tuoni.

Tra i molti Maestri di ogni era vi fu solamente un guerriero onorato dalla benevolenza degli Dei al punto da venir eletto tra le fiamme della furia, baciato da un drago di pura energia disceso serpeggiante dai neri nembi. Mai nessuno ebbe salva la vita dalla carezza di ben più miseri lampi tranne lui.

Favole per infanti

Brandelli di verità tra i fumi del tempo

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Da secoli brandelli di verità strappati con la lama della perseveranza al lento oblio della storia, brandita dal paladino delle tradizioni, restituiscono sotto le più svariate forme luminose perle di saggezza. Sovente tali raggi di acume giungono ai ciechi uomini dai secoli più bui, quando il grande scisma degli antichi Dei diede origine alle Crociate Eretiche. Tali Guerre, tra le più cruente annoverate dalle cronache, vennero condotte dai primi Re, alfieri dei voleri supremi, per la sopravvivenza della razza umana.

Ogni sorta di orrore e tormento venne rigurgitato dai più cupi meandri del florido ventre della terra e del cielo. Demoni, mostri e antiche ripugnanti creature diedero nuovamente battaglia a chi con ardore e altruismo vi si oppose all’ombra dell’aurea croce a dodici punte, in seguito eletta a vessillo del Regno degli Uomini Uniti. Dopo lunghi inverni di battaglia giunse tra le schiere nemiche la minaccia così descritta nelle cronache della Prima Crociata Eretica:

Dal puro odio inalato come fuoco nella carne fetida ed il pelo consunto originò l’essenza stessa del malvagio. Riverberò illegittima la scintilla vitale, adducendo forma e fiato all’atavico timore, serbato nel cuore umano. Neri come le ombre dell’inferno e subdoli oltre ogni umana comprensione, maggiormente torvi delle più decadenti bassezze umane, discesero dai monti con il vespro, macchie di ombra e morte dal glabro muso.

Tali antiche bestie vennero in seguito dimenticate poiché sconfitte, confuse tra i postumi della sbornia per il turbinare degli eventi dall’ignoranza degli uomini. I tremendi quadrupedi, messia di morte e untori del terrore tra gli antichi cavalieri, persero mordente sulle nuove generazioni convinte dell’impossibilità di un loro nuovo avvento. Relegate tra i più creduli e restando in auge solo per gli infanti, tali storie servirono le labbra degli anziani, fornendo uno spunto educativo nei confronti dei bambini, spingendoli ad ubbidire. Tramandate al confine tra la bruma della dimenticanza ed il mito popolare non un solo incubo fornirono per secoli …

Le invalicabili fronde

Miti e leggende delle foreste e dei boschi

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Molte sono le foreste e i boschi disseminati nel Regno degli Uomini Uniti, luoghi assai inospitali e spesso preclusi agli uomini, troppo deboli e ottusi per poterne sfidare gli arcani segreti. Antiche storie vengono narrate sugli orrori calanti dalle verdi volte della foresta di Tendard, o delle sparizioni avvenute tra le congelate fronde della foresta Zubrovka, facente parte dell’oscuro Reame di Denethor.

Alcune di queste aree primitive ed incontaminate sfidano i secoli e le guerre, dissuadendo l’avvento delle razze senzienti grazie al manto di mistero aleggiante tra le proprie intricate fronde. Vagiti infernali e scricchiolii, capaci di addurre brividi anche al più forgiato uomo di ventura, sono compagni di viaggio nelle loro tortuose vie nell’aspra selva. L’aria sempre più greve ed irrespirabile man mano che si affonda tra i turpi rami apporta alle menti più lucide strane visioni, precludendone la cognizione del tempo e del moto, favorendo un lento e sadico smarrimento tra allucinazioni e orride realtà scambiate come tali.

Esseri, figli degli incubi più cupi, gorgogliano in agguato tra i multicolori verdi e le ombre menzognere, bramando l’avvento dell’incauto per coglierlo in fallo. In migliaia, eserciti compresi, si avventurarono per accorciare il percorso e giungere celermente alla propria meta o sul campo di battaglia nel tentativo di ipotecare la vittoria, ma incontrando la disfatta.

Altre zone boschive come il bosco di Aghi Rossi, minuto ammasso d’alberi ai piedi della catena montuosa Corna di Capra, godono di assai più oscura fama. Tra gli aghi grondanti sangue a migliaia i corpi ne affollano le perenni nevi non consunti dalla putrefazione né dalle intemperie, ma non è maturo il tempo per narrarvi di tale landa.