Cielo di empi tumulti 1/3

L’avvento dei neri nembi

cielo rosso

Il tuono, ritardataria voce del luminoso figlio della tempesta, rimbombò all’orizzonte, acclamando con enfasi la di lei venuta ai ciechi esseri viventi. Troppo miseri per poter cogliere i segni celati oltre le consuete manifestazioni di un divino disappunto. In principio gli occhi si volsero al fragoroso richiamo con superbia, archiviando il lontano tumulto, come egli fosse solo quanto doveva apparire. Ma il borbottio distante divenne veemente tuono e i pallidi bagliori fugaci si fecero striature minacciose dalla lunga corsa, al pari delle pennellate di un folle artista.

Vermigli serpenti di effimera consistenza e realistico potere discesero gracchianti sulle città e le campagne, azzannando ogni cosa con incendiari morsi senza distinzione alcuna. Una crudele cappa di nembostrati color della morte iniziò a palesare il proprio avvento, oscurando i giorni e donando alle notti il primordiale terrore del suo torvo manto. Dall’infernale malström di voluttuosi e vorticosi moti, squassato dalle rosse luci, ovunque discesero fiamme e lutti, adducendo cori disperati a chi dormì tranquilli sogni.

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