TRONDHEIM SAGEN “Marea verde” è arrivata! E nessuno potrà restare a galla!

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Finalmente sta per arrivare “Marea verde”, secondo tomo della saga “Trondheim Sagen” di Andreas Hennen.

L’Impero degli Uomini Uniti a tuttora giace squassato dal turbinio degli eventi e, nonostante l’adoperarsi dei Signori dei Regni Cardinali, tutto appare più torvo di quanto mai non sia stato. Il verdetto della predizione espresso dalle Sacre Rune ha indicato una traccia ai Re Holaf e High, senza veramente nulla svelare.

Ancora celato agli umani occhi il male muove le proprie pedine, non divulgando la sua vera forza o il reale fine ultimo dell’ordire empio. Frammenti, districati tra le confuse visioni e mezze verità, narrano il possibile avvento di un’antica minaccia e ciò spingerà i Sovrani a cercare supporto tra gli eserciti più poderosi dell’Impero tutto. Adunanza pagata a caro prezzo attraverso innumerevoli peripezie contro nemici dalla rara brama di massacro.

Una serie di nefaste vicissitudini e obbligate tappe porteranno il lungo serpente di uomini in marcia alla consapevolezza di non essere gli unici abili ai sotterfugi o a fini tattiche di guerra, ponendoli più volte in seria difficoltà. Il rafforzarsi di amicizie e di amori pregressi o nati sui campi di battaglia si presterà da baluardo per chi null’altro possiede se non timori e acciaio, fungendo come fondamenta per il più puro dei sentimenti e al contempo legna da ardere nel fuoco delle maggiormente sordide cupidigie umane.

Nonostante il voler credere nella divina provvidenza, tutti loro si vedranno costretti ad ammettere quanto in realtà siano scarse ed effimere le possibilità di giungere ove serve per opporsi alla guerra, le cui ossute dita protendono le corvine ombre di dolore ove in maggior numero ne riempiranno i pugni. Le fiamme dei cadaveri accarezzeranno il cielo, mentre le città tremeranno sotto l’urto del nemico. Re Holaf combatterà allo strenuo delle sue forze tra i soldati a lui fedeli e vedrà molti audaci uomini soccombere per il bene di tutti, nel protrarsi della più grande battaglia a memoria d’uomo.

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Colui al cui passaggio tutto trema 1/3

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Non si poté incontrare mai, neppure entro le ingiallite pagine delle cronache delle arcane ere, un tale condensato di nefasta violenza e raccapricciante bramosia. Egli anelava la vita di chi ordiva nell’ombra al fine di far suo il potere a danno degli innocenti. Nulla si opponeva al Custode voluto dagli Dei tutti, per esso non esisteva difesa, ne mura o corazze lo intimidivano e non un solo sortilegio lo manteneva distante.

Le terre del Nord

rocciavia

Meraviglia pervadeva qualsiasi uomo volesse sfidare con ardimento il lungo e periglioso pellegrinaggio verso le Terre Artiche. Esse ricolmavano la vista con stupore di eburneo cristallo, disteso fin dove occhio si poteva spingere. Riverberi aurati e argentei ghermivano gli occhi e i cuori impreparati a tale magnificenza.

Alberi dai fusti giganteschi puntellavano i declini delle alture aspre e brulle, ove solo la fiera ombra dell’aquila poteva osare spingersi tra i veementi soffi. Distese di immense conifere celavano nella semioscurità delle fronde guanciali di muschi lussureggianti e pungenti lenzuola di secchi aghi. Fragranza balsamica dei pini e umido sentore di funghi avviluppavano i sensi degli avventori facendone perdere i lumi.

Sovente infatti si ritrovavano povere anime in quel paradiso di ombre profumate e menzognere luci, fatte preda del Dio Gelo. Immobili sculture di ghiaccio dai connotati antropomorfi rese perenni per capriccio di chi già molte poteva vantarne di tali opere. Sguardi spersi di franti corpi, come ormai fracassate erano le loro spemi di rimirare il novello albeggio dalla rosea timidezza solare.

 

Il marcio perseverare 3/3

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Vermigli flutti e cupi nembi di tempesta squassarono le esistenze della povera gente, mentre chi poté si diede alla fuga. Le fortificazioni diventarono nuovamente meri ammassi di rocce dai superbi decori, poiché contro chi giungeva a portar loro disgrazie né pietra né ardimento si poteva opporre. La fede si fece ampio ventre ove rifugiarsi, accogliendo materna chi mai una sola volta in vita propria aveva pregato.

Per preservare i poveri e gli indifesi, ma anche chi in realtà nulla avrebbe mai meritato tanto meno protezione alcuna, nacquero gli ordini di monaci guerrieri. Interi eserciti di cavalieri abili alla guerra e consacrati alla fede si radunarono all’Abazia Fortezza di Terra. Tale città era la Capitale religiosa del credo legato all’Unico Dio, ove risiedeva il massimo esponente di tale dottrina. L’abate supremo decise di concedere alla milizia formatasi l’onorevole nome di Guardiani della Fede.

Gli Dei ancora una volta scorsero del giusto tra le bieche e ipocrite anime dei loro protetti, dediti nel marcio perseverare lungo l’errata via. Essi decisero, chi per amore e chi per personale gloria, di intercedere a favore dello sciame di vite supplicanti. Ancora una volta si giunse alla battaglia più sanguinaria e nuovamente venne scongiurata ogni minaccia, rimandando ai posteri il nefasto evento. Gli Dei delusi ben si avvedevano di tale futuro e posero a guardia delle terre un custode, strappandolo all’inferno più raccapricciante.

Non è solo oro quel che luccica 3/3

I cavalieri alla guida dei superbamente addestrati, almeno sulla carta, Glory Seekers erano, infatti, rampolli di mercanti, politici e dignitari, sangue troppo prezioso per essere gettato. Tali giovani non erano meritevoli di alcun titolo o fiducia, riponendo interesse solo nel mostrarsi aitanti e virili, ammantati nelle vermiglie tabarde dallo sfarzoso stemma d’aureo filo cucito sul petto, per conquistare donzelle di nobili natali.
La corruzione ed il nepotismo piagavano la logora ed ingorda società di Sopramonte da generazioni, radicandosi violentemente in ogni settore della vita quotidiana, costringendo i più poveri ed impotenti a non alzare il capo, ormai rassegnati e disgusti dalla loro classe dirigente.

Sopramonte 3-3

Il marcio perseverare 2/3

villaggio 2-3

Tra i tumulti di conquista, moti di rivalsa e beceri sotterfugi per accumulare ricchezze oltre ogni fondata utilità l’Impero crollò in epoche di fittizia prosperità. I reali volgevano gli ottenebrati sguardi ove un occulto burattinaio della distruzione suggeriva loro con tanta fine astuzia. Essi si fecero circuire al punto di avvedersi delle acque rosse dei fiumi solamente quando in fine il dado era tratto.

Con l’incontrovertibile prova di un prossimo ritorno del sanguinario Dio Malevolo ben poco tempo restava all’umanità inerme. La greve ombra esiziale del manto della Dea Morte iniziò a preludere agli occhi dei più desti, il loro divenire mero concime sui campi di battaglia. L’amara predizione, forte di profonde radici nella coscienza di tutti, fu capace di dar origine a paure dalle connotazioni pandemiche.

Eoni or sono tutto ardeva divenendo polvere per la furia di uno solo, mentre i molti morivano o strisciavano alla stregua dei vermi. Ci volle sangue e divino amore per concedere una nuova alba ed ora, dopo infiniti lutti e sacrifici, l’ottusa bramosia e cecità insita nel cuore dei sordidi uomini nuovamente aveva condotto ogni forma di vita sull’orlo dell’estinzione.

 

 

Non è solo oro quel che luccica 2/3

Sopramonte 2-3

Guerrieri simili raramente si videro in battaglia, non per mancanza di occasioni certamente, ma per tempismo oculato nell’evitarle tutte. Il loro signore nonché Generale era famoso alle cronache dei suoi tempi per la riluttanza con la quale accettava ingaggio, preferendo la soluzione politica ed il pagamento di ingenti somme di dinari, fatte pesare per intero sulle schiene dei più poveri, onde sprecare vite nobili sui campi.