Le terre del Nord

rocciavia

Meraviglia pervadeva qualsiasi uomo volesse sfidare con ardimento il lungo e periglioso pellegrinaggio verso le Terre Artiche. Esse ricolmavano la vista con stupore di eburneo cristallo, disteso fin dove occhio si poteva spingere. Riverberi aurati e argentei ghermivano gli occhi e i cuori impreparati a tale magnificenza.

Alberi dai fusti giganteschi puntellavano i declini delle alture aspre e brulle, ove solo la fiera ombra dell’aquila poteva osare spingersi tra i veementi soffi. Distese di immense conifere celavano nella semioscurità delle fronde guanciali di muschi lussureggianti e pungenti lenzuola di secchi aghi. Fragranza balsamica dei pini e umido sentore di funghi avviluppavano i sensi degli avventori facendone perdere i lumi.

Sovente infatti si ritrovavano povere anime in quel paradiso di ombre profumate e menzognere luci, fatte preda del Dio Gelo. Immobili sculture di ghiaccio dai connotati antropomorfi rese perenni per capriccio di chi già molte poteva vantarne di tali opere. Sguardi spersi di franti corpi, come ormai fracassate erano le loro spemi di rimirare il novello albeggio dalla rosea timidezza solare.

 

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