Reame Libero di Vyborg

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Antiche voci di morte tra il vento della storia Parte 2/2

Cupe reminescenze

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Fiamme lambenti ombra e morte dall’invalicabile acciaio furono inviati a squassare la terra, per piegare il coraggio di chi la testa alzava. A migliaia, se non oltre, caddero sotto le lame dei mietitori del Dio oscuro, annaffiando le lande con il rosso sangue e facendo germinare orrori senza riscontro alcuno.

Le stesse empie fiamme vennero evocate in più recenti epoche dalla folle brama di stolto delirio del Caduto. Vampe tanto poderose nella veemenza del male addotto da sfuggire al controllo di ogni volontà, se non la propria, riflesso dell’animo concesso loro dal Dio malevolo.

Distese di cadaveri e laghi di sangue non ne placarono l’esser ligi all’imposto ufficio, mentre i castelli ardevano tra le fiamme, le foreste morivano defraudate di ogni goccia di vita e le speranze degli uomini tutti si soffocavano tra le ombre dell’impotenza.

Ancor si mostrano oggi ad imperitura memoria tetri scheletri di arcani fortilizi dal bruno colore arroccati su impervie vette. Moniti privi di vita come carcasse di animali consunti dall’ingiuria del tempo e delle barbarie.

Antiche voci di morte tra il vento della storia

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Parte 1/2

Vi sono storie tanto cupe da far ristagnare le parole tra le labbra dei guerrieri, generando cascate di infantili gocce di cristallina innocenza sulle gote dei fanciulli al solo citarne l’esistenza. Racconti di ere lontane, quando gli uomini tutti venivano assoggettati al volere del Dio malevolo. Storie tanto arcaiche da venir quasi scordate compiendo in tal modo il contorto volere del male.

Aleggiano stralci tra le pagine delle ere che furono, riguardanti bestie di puro male, sussurri e menzioni non voluti, sovente estirpati fisicamente dagli infiniti tomi delle cronache degli uomini.

Ombre di passati carnefici ancora si potevano snidare, leggendo con attenzione le pergamene primordiali dei primi uomini, quando ancora simboli e strani glifi venivano usati come unica forma di scrittura. Per occhi allenati e menti erudite, ne emergeva l’orrore tra quelle incomprensibili matasse di piccoli disegni, simili alle impronte dei gabbiani all’albeggio sulla spiaggia.