Il marcio perseverare 3/3

villaggio 1-3

Vermigli flutti e cupi nembi di tempesta squassarono le esistenze della povera gente, mentre chi poté si diede alla fuga. Le fortificazioni diventarono nuovamente meri ammassi di rocce dai superbi decori, poiché contro chi giungeva a portar loro disgrazie né pietra né ardimento si poteva opporre. La fede si fece ampio ventre ove rifugiarsi, accogliendo materna chi mai una sola volta in vita propria aveva pregato.

Per preservare i poveri e gli indifesi, ma anche chi in realtà nulla avrebbe mai meritato tanto meno protezione alcuna, nacquero gli ordini di monaci guerrieri. Interi eserciti di cavalieri abili alla guerra e consacrati alla fede si radunarono all’Abazia Fortezza di Terra. Tale città era la Capitale religiosa del credo legato all’Unico Dio, ove risiedeva il massimo esponente di tale dottrina. L’abate supremo decise di concedere alla milizia formatasi l’onorevole nome di Guardiani della Fede.

Gli Dei ancora una volta scorsero del giusto tra le bieche e ipocrite anime dei loro protetti, dediti nel marcio perseverare lungo l’errata via. Essi decisero, chi per amore e chi per personale gloria, di intercedere a favore dello sciame di vite supplicanti. Ancora una volta si giunse alla battaglia più sanguinaria e nuovamente venne scongiurata ogni minaccia, rimandando ai posteri il nefasto evento. Gli Dei delusi ben si avvedevano di tale futuro e posero a guardia delle terre un custode, strappandolo all’inferno più raccapricciante.

Annunci

Non è solo oro quel che luccica 3/3

I cavalieri alla guida dei superbamente addestrati, almeno sulla carta, Glory Seekers erano, infatti, rampolli di mercanti, politici e dignitari, sangue troppo prezioso per essere gettato. Tali giovani non erano meritevoli di alcun titolo o fiducia, riponendo interesse solo nel mostrarsi aitanti e virili, ammantati nelle vermiglie tabarde dallo sfarzoso stemma d’aureo filo cucito sul petto, per conquistare donzelle di nobili natali.
La corruzione ed il nepotismo piagavano la logora ed ingorda società di Sopramonte da generazioni, radicandosi violentemente in ogni settore della vita quotidiana, costringendo i più poveri ed impotenti a non alzare il capo, ormai rassegnati e disgusti dalla loro classe dirigente.

Sopramonte 3-3

Il marcio perseverare 2/3

villaggio 2-3

Tra i tumulti di conquista, moti di rivalsa e beceri sotterfugi per accumulare ricchezze oltre ogni fondata utilità l’Impero crollò in epoche di fittizia prosperità. I reali volgevano gli ottenebrati sguardi ove un occulto burattinaio della distruzione suggeriva loro con tanta fine astuzia. Essi si fecero circuire al punto di avvedersi delle acque rosse dei fiumi solamente quando in fine il dado era tratto.

Con l’incontrovertibile prova di un prossimo ritorno del sanguinario Dio Malevolo ben poco tempo restava all’umanità inerme. La greve ombra esiziale del manto della Dea Morte iniziò a preludere agli occhi dei più desti, il loro divenire mero concime sui campi di battaglia. L’amara predizione, forte di profonde radici nella coscienza di tutti, fu capace di dar origine a paure dalle connotazioni pandemiche.

Eoni or sono tutto ardeva divenendo polvere per la furia di uno solo, mentre i molti morivano o strisciavano alla stregua dei vermi. Ci volle sangue e divino amore per concedere una nuova alba ed ora, dopo infiniti lutti e sacrifici, l’ottusa bramosia e cecità insita nel cuore dei sordidi uomini nuovamente aveva condotto ogni forma di vita sull’orlo dell’estinzione.

 

 

Non è solo oro quel che luccica 2/3

Sopramonte 2-3

Guerrieri simili raramente si videro in battaglia, non per mancanza di occasioni certamente, ma per tempismo oculato nell’evitarle tutte. Il loro signore nonché Generale era famoso alle cronache dei suoi tempi per la riluttanza con la quale accettava ingaggio, preferendo la soluzione politica ed il pagamento di ingenti somme di dinari, fatte pesare per intero sulle schiene dei più poveri, onde sprecare vite nobili sui campi.