Gli oscuri alleati degli uomini

Vigili sugli equilibri del tutto

cyfer-2

Nascosto nel cuore della foresta Zubrovka da ere immemori, il Bastione Oscuro celava i propri signori, custodendone la meditazione da ogni sorta di aberrante avvenimento crucciasse le vite dei comuni uomini. Inquisitori, così venivano chiamate le sei entità con dimora tra quelle cupe e silenti mura dai cittadini dell’Impero degli Uomini Uniti, temendone anche solo di incrociarne gli sguardi. Non un solo soldato camminava per le strade della città di Denethor, poiché mai, né in passati recenti né in ere lontane, nessun re si dimostrò tanto scellerato da arrecare offesa alcuna alle mura di tale città.

Belial Cerno, Inquisitore Supremo di Denethor, padrone di arcane reliquie militari d’inaudita potenza, regnava con il nero pugno di ferro del Dio delle Ombre. Portatore di Messóre degli Spiriti, mazza d’arme dalla propria volontà guerriera, cavalcava i secoli senza lasciare del proprio passaggio altra traccia se non frammenti e accenni. Ombre di gloriosa foga guerriera, dissetata con il sangue dei vinti, tra le efferate tragedie dell’umanità erano tutto quello che di Belial si poteva dedurre. Schizzi di scarlatta memoria vennero annoverati tra le ingiallite pagine delle antiche cronache, adducenti agli studiosi solo infiniti dubbi.

Di tali creature poco se ne conosceva: oscuri erano i natali e confusa la genealogia, come inavvertibili a tutti parevano i cupi motivi, per i quali tali creature dalla nomea raccapricciante, sporadicamente varcavano la soglia dei propri confini. Gli Inquisitori erravano meditabondi per le terre alla ricerca di tracce della venuta di arcani mali, tanto potenti ed inarrestabili da acclamare il loro interesse. I sei signori di Denethor vegliavano su ogni anima indisturbati, al disopra delle leggi, inarrestabili come onde anomale sulle coste; accusatori, giudici e carnefici guidati dalle ombre del loro oscuro Dio sanguinario.

Non solo Belial possedeva arcaiche reliquie dai poteri immensi, ma ogni Inquisitore era portatore di gravosi manufatti dalle indoli ribelli e belligeranti, ardui da dominare e ancor più da reprimere, quando il male delle guerre ricolmava l’aria con il proprio tanfo putrescente.