TRONDHEIM SAGEN “Tumulto della terra” Origine del culto 2/3

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Grotte dalle turchesi tinte si aprirono al transito di chi scavava disperato sulle radici della giogaia Corna di Capra, colmandone di meraviglia i cuori. Simboli spigolosi decoravano ogni stalagmite e stalattite, insinuando il dubbio negli animi confusi degli scopritori. Mai nessuno fin d’ora si era imbattuto in tali segni e neppure i più eruditi si avvidero su come decifrarne un solo suono o districarne il volere.

Giunsero i falsi profeti del giorno dopo, sproloquiando fittizie verità, figlie di un Dio minore e della ragione ubriaca. Nacquero storie di stoltezza mai raggiunta e adepti vi si aggrapparono rinunciando ad adoperare il dono dell’intelletto, tanto caro agli Dei tutti.

Proseliti, parto di brame personali, iniziarono a diffondersi al pari della cancrena in un arto ferito, minando il solido tessuto di collaborazione, figlio della necessità. Uno si sollevò tra i tanti, ammantandosi di saggezza e offrendo la sua sapienza per il bene comune, tra grandi sorrisi e sagacia ostentata.

Becere e subdole smanie tumultuosamente albergavano in petto al finto condottiero e non passò poi molto, prima di veder scomparire additato come posseduto dagli Dei oscuri chi gli si opponesse.

Origine del culto 1/3

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Fragori dell’inferno più gelido mai conosciuto squassavano ogni dove con le proprie empie creature, aspergendo il terreno di vitale fluido degli innocenti. Mefistofelici altari di blasfeme liturgie iconoclaste, dedite al culto del Dio Sanguinario, si erigevano con cataste di corpi torturati e sottoposti alle più raccapriccianti menomazioni.

Fu il silenzioso mondo cupo e umido ad aver pietà degli esseri viventi, accogliendone le stanche membra nel suo gelido ventre. Gli uomini furono da prima solo fuggiaschi annichiliti, figli di padri immolatisi per far loro salva la vita, poi sempre più audaci ospiti, esploratori di luoghi ove nulla pareva vero e alcunché rassomigliava al consueto. Con il solito spirito di adattamento, proprio solo ad alcune razze di parasiti, iniziarono a scavare per le ospitali carni delle montagne: non per avidità degna degli estinti nani né per gloria o bramosia di tale ai loro cuori tanto affine, ma per creare lo spazio di perdurare alla follia imperante.

All’unisono migliaia di braccia si fecero largo tra terra, roccia e cristalli, scovando luoghi a loro sconosciuti. Arcani tempi di ancestrali esseri mai veduti su rupestri dipinti né letti tra i simboli della scrittura d’ogni tempo e tradizione.

TRONDHEIM SAGEN “Tumulto della terra” Cielo di empi tumulti 3/3

Cielorosso 3-3

E venne l’oste a presentare il conto di quanto preso e disperso. Vite perdute e sangue versato furono la macabra moneta richiesta ad ogni essere per i peccati di una sola razza. Talmente empia era l’anima dei primi uomini, da attirare sulle terre il sadico rigurgito degli inferi e del malevolo Dio Sanguinario. Si riversò tra le genti ogni sorta di repellente iconolatra, progenie dell’ombra più scura e dell’aberrazione desolante, portatori dell’empio verbo del loro despota.
Il nero vortice di tetri nembi dalle rosse furie non cedette un solo metro di terra, ammantando ogni cosa con il proprio tulle di oscurità e decadimento. Nessuna eccezione o salvacondotto venne concesso, destinando la vita in toto all’oppressione della propria esistenza. Gli Dei tutti, fin lì rimasti silenti, osservando il loro creato venir meno ad ogni giorno, scesero dai troni ed altari per portare battaglia e omaggiare di un secondo natale l’intera esistenza delle cose.

Cielo di empi tumulti 2/3

Cielorosso 2-3

Ormai tarda era l’ora per avvedersi di quanto stesse accadendo e ancor più scarsa figurava la sabbia della clessidra dell’intervento, gettando Re, ricchi nobili, grandi guerrieri e poveri mendicanti nel medesimo profondo abisso d’afflizione. Troppa era stata la boria delle giovani razze appena emerse alla luce, fuggite con forte speme all’oscurità dell’antro ove si erano generate. Eccessivo fu il gaudio di camminare alla luce della scintillante divina benevolenza, per raccapezzarsi di quale ombra avrebbe destinato ogni razza a una truce fine.

Da generazioni il male si stava sviluppando silente tra le carni vitali, prendendo forma dalle depravazione di chi più nell’animo ne era fornito. Non i Troll o i Draghi, in fondo solo bestie, né gli Orki, poco più di animali, ma l’umanità fece da protettivo ventre al germe putrido della fine. Costui, celato tra accidia, invidia ed efferatezza perpetrata per volere della menzognera brama di pochi a discapito dei molti, radicò profondamente nell’aberrante cuore dei più avidi, capaci di circuire e sobillare le masse.

Cielo di empi tumulti 1/3

L’avvento dei neri nembi

cielo rosso

Il tuono, ritardataria voce del luminoso figlio della tempesta, rimbombò all’orizzonte, acclamando con enfasi la di lei venuta ai ciechi esseri viventi. Troppo miseri per poter cogliere i segni celati oltre le consuete manifestazioni di un divino disappunto. In principio gli occhi si volsero al fragoroso richiamo con superbia, archiviando il lontano tumulto, come egli fosse solo quanto doveva apparire. Ma il borbottio distante divenne veemente tuono e i pallidi bagliori fugaci si fecero striature minacciose dalla lunga corsa, al pari delle pennellate di un folle artista.

Vermigli serpenti di effimera consistenza e realistico potere discesero gracchianti sulle città e le campagne, azzannando ogni cosa con incendiari morsi senza distinzione alcuna. Una crudele cappa di nembostrati color della morte iniziò a palesare il proprio avvento, oscurando i giorni e donando alle notti il primordiale terrore del suo torvo manto. Dall’infernale malström di voluttuosi e vorticosi moti, squassato dalle rosse luci, ovunque discesero fiamme e lutti, adducendo cori disperati a chi dormì tranquilli sogni.

Il Signore del Nord

Re Holaf Erlingson, Signore del Nord

Varcò il portone di legno con passo solido e rapido Re Holaf, altissimo per l’epoca circa un metro e novanta con un fisico possente. Il viso del re era incorniciato dai lunghi capelli lisci castano chiaro appariva pallido e sbarbato da ormai qualche luna, i suoi occhi grigi colore del ghiaccio nordico erano arroccati sotto prominenti arcate sopraccigliari, le labbra incurvate verso il basso alle estremità lasciavano intuire l’umore insolitamente cupo e meditabondo dell’ospite.

Illustrazione inedita dell’artista Angelo Coletto

Holaf

Albori della gloria 3/3

Eroi e reliquie 3/3

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Tale arma venne affidata ad un guerriero senza nome dal sangue puro e cuore indomito, uno di quegli uomini mai più incontrati in terra alcuna. La spada Reliquia degli Inferi ebbe buon gioco contro il fuoco, le ombre e l’empietà demoniache, abbattendo i suoi nemici uno dopo l’altro. Ma la vittoria non giunse senza prezzo, e la fama con il suo strascico di gloria pretesero quanto spettasse loro. Il guerriero con l’accumularsi dei cadaveri alle sue spalle finì preda del suo stesso potere: non si avvide di quanto la spada lo sfruttasse per i suoi scopi. L’anima suppurata nella forma più becera di perversione si fece ottenebrare dalla volontà latente della reliquia, portando all’oblio il primo eroe degli uomini.

Molte altre furono le reliquie militari forgiate con parti di nemici uccisi, sovente con ottimi risultati, ma con maggiore frequenza originando mali incontrollabili. Tali armi fecero grandi gli uomini, in un modo o nell’alto, rendendo ancor più grande chi tra di loro era dotato di virtù e intelligenza. Eroi degni di onorificenze ed effigi in ogni piazza si innalzarono a paladini del bene o a campioni degli antichi culti, tramandando di generazione in generazione gloria e reliquie.