Il fragore del tuono al galoppo dall’Est

Sfavillanti quanto letali

tulsky

“A fondo nelle viscere!” era il motto, risuonante violento e spaventevole, antecedente la carica della cavalleria pesante di Tulsky. Tremori squassavano l’umido suolo della valle Vittoria, ove i sassi parevano animarsi, saltellando come grilli ai margini delle vie, annunciando all’invasore dolenti note e gelida agonia nell’atto crepuscolare delle proprie vite. Solo scempio e dilaniati resti, tinti di purpureo fluido, restavano ad effimera dimostrazione di forza nel silenzio della morte, dopo il transito dei Lancieri di Tulsky.

Fin dalla fondazione della città dei due torrioni, come veniva chiamata Tulsky per i suoi due poderosi fortilizi, le armate preposte alla difesa perseguirono la specializzazione nell’impiego di cariche di cavalleria pesante, avendo in concessione un’ampia valle da tenere sotto stretto controllo. In estesi spazi piani, poco ricolmi di vegetazione, lunghe ed acuminate lance, rette da rudi cavalieri in rovinoso galoppo, erano visione assai poco gradita alle avverse forze, non ché sinonimo di disfatta.

Ben pochi eserciti si annoveravano nella storia degli uomini in grado di resistere all’urto di una tale onda di lucente acciaio, ancor meno se ne ricordavano di vittoriosi al cospetto delle poderose mura della città, posta a difesa del guado sul Sacro Fiume Vhola. Comandati dal Re Kiril Grosny, chiamato il Sadico, e guidati in battaglia da ufficiali senza scrupolo alcuno, le armate di Tulsky pur essendo dell’est non si attenevano ad alcun codice di condotta, se non quello di uccidere ogni avversario giungesse loro innanzi, equiparando tali guerrieri con le rudi schiere di uomini nordici.

Sovente i vinti subivano il giudizio del fuoco: accatastati tra i propri morti e feriti venivano dati alle fiamme, dipingendo nere colonne di fumo nei cupi celi di quel reame, come avrebbe osato fare solo un Dio Guerriero dalla sadica indole.

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